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finìo il suo parlare.
[145] Fenito il suo dire il cancelliere con contenta-
mento di ciascuno e somma loda, piaque al proposto
che, innanzi che il desinare si facesse, si dovesse dire una
novella; e così fu comandata con determinazione del
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consiglio che Allessandro dire la dovesse. [146] Per la
qual cosa, comandatogliele, sanza contradizione alcuna
cominciò a parlare:
«Io ubidirò, e se bene avessil considerato la novella
che m acorre, certamente sarei suto sanza dubbio nella
opinione che al presente sono per lo dire del nostro can-
cellieri: che nelli animali bruti è natura, comunemente
parlando, e non v è arte né ingegno. Ormai voi udirete,
solvendo il mio debito non con molta lunghezza.
[147] Fu, non molto tempo è, in questa nostra glorio-
sa città una bellissima giovane donna non meno di virtù
che di bellezza dotata, il cui nome fu madonna Ricciar-
da, la quale dal padre maritata a uno bellissimo giovane
molto virtuoso e ricco, il cui nome fu Michele Pilestri;
iÙquale, di lei avendo due fanciulli piccoli e una femmina
magioretta, ancora giovine morendo vedova la lasciò.
[148] La quale giovane coÙmolta prudenza, onestà e pu-
dicizia la sua famiglia allevando, quella niente altro pen-
sando se non a laldabile fine condurla, e singularmente,
come prudentissima, somma cura aveva alla sua figliuo-
la, tegnendola stretta e coÙmolta guardia, né mai quella
lasciando a feste o a ssollazzi in alcuna parte andare san-
za la sua compagnia. Il perché la fanciulla da llei molto
ritemuta si era e di lei con grandissimo timore stava.
[149] Finalmente, essendo l età bene aempiuta a do-
versi maritare, la valorosissima giovene donna con con-
siglio e opera de suoi parenti a uno giovane assai bello e
grazioso d una famiglia antichissima, il cui nome Lip-
pozzo Greci si fue, quella si maritò. [150] E venuto il
tempo di fare le nozze e consummare il matrimonio,
sendo la fanciulla più e più volte amaestrata dalla madre
che ella non era altro pensasse o volesse che ffare, dire o
pensare cosa che a Lippozzo piacesse, e che da ssua vo-
lontà giamai si partisse, e così amaestrata, si diede com-
pimento alle nozze. [151] Ed essendo nella camera il
giovane coÙlla sua sposa, lei cominciò a baciare e  abrac-
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ciarla, ed ella ubidiente e cheta nulla resistenza facea; e
comandatole il marito ch ella si spogliasse ed entrasse
nel letto, prestamente lo fece. Il perché subitamente
amendui nel letto si furo, e parendo al giovane questo
una maraviglia, cominciò a sospettare ch ella disonesta
non fosse. [152] E finalmente sendo nel letto, egli dicen-
dole ch ella l abraciasse e baciasse, sanza altro dire lo fe-
ce, sogiugnendo a llei:
 Or abbi piacere de quello che io fo, e sanza più dir-
ti fa ch io me n aveggia  .
E strettola e dato opera al consumare il matrimonio,
la fanciulla, che maturissima era, cominciò a gustare la
dolcezza; [153] il perché, veggendosi sollecitare al pia-
cere, ella coÙmille piacevoli modi, non altrementi faccen-
do della sua persona che ssi faccia una passera o cutret-
tola quando sono inn amore, strignendo con una
effezzione il marito come se coÙllui fosse più anni istata,
parea si struggesse.
[154] Lippozzo, che oltra modo sospettoso si era,
parendogli questi atti più tosto di femina disonesta che
di pulcella, subito istimò costei vita disonestissima do-
vere avere tenuta e, mal contento, diliberò quella non
più toccare, né mai coÙllei più racozzarsi; e tiratosi da
parte, sanza parlarne il dì aspettava. [155] E venuto il
dì, prestisimamente si levò, e della camera s uscì, e san-
za dire alcuna cosa molto maninconoso stava. E così
tutto il giorno passando, vegnendo la sera e andandosi
a dormire inn uno medesimo letto, a llei niente dicea. Il
perché la fanciulla forte si maravigliava, ma pure per
onestà e temendo non far cosa ch al marito spiacesse,
niente parlava.
[156] E venuto la mattina, levato Lippozzo a buona
ora e la fanciulla ancora, e fatta al tempo buona collazio-
ne, come è ancora usanza di fare, a casa la madre la fan-
ciulla tornava, dove coÙmolta festa ricevuta si fue, quivi
più dí stando, come il costume richiede. [157] E dapoi,
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vegnendo il tempo che  l marito rimandare per lei do-
vea, e non faccendolo, madonna Ricciarda grandissima
amirazione ne prendea; e finalmente più e più volte es-
saminando la figliuola tritamente d ogni atto e maniera,
e la figliuola a llei tutto dicendo, ella comprese l oppe-
nione cheFilippozzo avea, conoscendo ancora in buona
parte che sospettosissimo era in sua condizione. [158] E
presone sopra di ciò um-pronto e buono aviso, e dili-
berò andarne coÙlla figliuola a una sua possessione che
fuori della porta a sSan Friano si era per non molte mi-
glia distante, che Carcherelli si chiama. [159] E quivi al-
cun dì soprastata, parendole il tempo a ssuo aviso,
mandò a dire a Lippozzo che li dovesse piacere per buo-
na bisogna venire a desinare coÙllei la mattina seguente.
[160] Aùta la  mbasciata, Lippozzo, come che duro li
paresse, diliberò andarvi, imperò che in molta reverenza
avea madonna Ricciarda per la sua somma virtude; e co-
sì fatto, sendo giunto a Carcherelli, da madonna Ricciar-
da fu riceuto con grandissima festa. [161] E ragionato
coÙllui di molte cose, finalmente la valorosa donna lo
menava a una finestra per la quale tutto il luogo raguar-
dare si potea; e quivi essendo amendue e ragionando
delle piacevolezze del luogo e singularmente di bellissi-
mi e larghi fossi che  l circundavano, venne una fantesca
e disse:
 Madonna, o voi non sapete che gli anetrini son nati
e son pure la più dolce cosellina del mondo? 
[162] A cui madonna Ricciarda prestamente disse:
 Va , recagli um-poco qua, ché noi li veggiamo  .
La fante, presta andata, inn una sua cappellina gli are-
cava; e mostratogli loro, cominciarono a ragionare e a
dire la donna col giovine della natura, quante belle cose
facea e come a ciascuna cosa dava sua propietadi. [163]
E così dicendo, avendo iÙmano madonna Ricciarda gli
anitrini, nel fosso gli gittava.
Lippozzo, che questo vedea, si maravigliò e disse:
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 Madonna, or che fate voi? Volete che muoino?
Deh, non fate! 
[164] La donna ridendo gli disse:
 Vedra lo testé  .
E giunto nel fosso, gli anitrini cominciarono l alie a
menare e  aiutarsi nell acqua, per maniera che infino alla
proda notarono sanza neuna noia o impedimento. [165]
Della qual cosa il giovane coÙmolta maraviglia sopra ssé
stava, parendogli uno impossibile quello che veduto [ Pobierz całość w formacie PDF ]

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